(Adnkronos) – "Non ho elementi specifici per poter ipotizzare la validità di una pista piuttosto che un'altra". Lo ha detto Giuseppe Pignatone, procuratore della Repubblica di Roma dal 2012 al 2019, ascoltato in audizione davanti alla Commissione parlamentare di inchiesta sulla scomparsa di Emanuela Orlandi e Mirella Gregori. Nel corso dell'audizione Pignatone ha più volte sottolineato: "Non sono mai stato titolare del procedimento sulla scomparsa di Orlandi e Gregori e non lo ho mai avocato. E tutte le indagini sono state espletate da Capaldo, Maisto e in seguito da Calò". "Sottolineo che non è vero, come spesso è stato detto, che io abbia avocato il procedimento né è vero che sia stato il solo a volere l'archiviazione dato che questa era l'indicazione della maggioranza dei titolari, indicazione che io condivisi convintamente", ha affermato Pignatone riferendosi alla richiesta di archiviazione nel 2015. Quanto al dissenso espresso da Capaldo sulla richiesta di archiviazione, Pignatone ha spiegato che è "del tutto fisiologico che, in un procedimento con più titolari, si manifestino opinioni contrastanti; di solito si giunge a una posizione condivisa ma se questo non avviene la normativa rimette la decisione al procuratore". "Si dice che con la richiesta di archiviazione del 2015 è stata messa la pietra tombale sulla vicenda, è falso a norma di codice – ha aggiunto poi – Lo scopo dell'archiviazione era definire, a scadenza di legge, la posizione della persona sottoposta a indagine in quello specifico procedimento: nulla vietava – allora come oggi se si fossero delineate altre ipotesi investigative – di iniziare anche un altro procedimento". Quanto poi alla questione della riapertura della tomba di De Pedis a Sant'Apollinare, Pignatone ha osservato: "Solo dopo più di un mese, a fronte di una continua insistenza degli organi di informazione, chiesi informazioni in proposito: se ci fosse un motivo per non fare questa verifica. Capaldo mi disse che secondo lui era inutile, ma non vi erano ostacoli alla riapertura". "Data questa risposta invitai i miei colleghi a rivalutare la situazione", ha continuato spiegando che a suo giudizio era "positivo fare chiarezza". Come riferito da Pignatone i due sostituti procuratori "Capaldo e Maisto mi dissero che condividevano la mia opinione" e poi la tomba fu aperta. Poi, riferendosi agli incontri tra inquirenti ed esponenti della Gendarmeria vaticana emersi da alcune audizioni, Pignatone ha affermato: "Su questo incontro/incontri tra Capaldo, Maisto (già procuratori aggiunti presso la procura della Repubblica di Roma ndr) con Giani e Alessandrini (rispettivamente ex capo della Gendarmeria vaticana ed ex vice capo della Gendarmeria vaticana ndr) non so nulla, avvennero prima che arrivassi a Roma nel marzo 2012. Ho letto verbali che lo collocano tra inizio gennaio e febbraio io non c'ero, né di questi incontri sono stato informato da alcuno; non posso dire quale delle contrastanti versioni offerte alla Commissione dai protagonisti corrisponda a verità". Pignatone ha chiesto di essere ascoltato proprio per replicare ad alcune dichiarazioni fatte mesi fa, davanti alla stessa Commissione, dall'ex procuratore Capaldo all'epoca tra titolari inchiesta. Pignatone ha spiegato che quando a marzo 2012 arrivò alla procura di Roma non sapeva del caso Orlandi, e che tutto è nato qualche settimana dopo il suo arrivo quando ha letto "notizie di stampa, il 2 aprile pomeriggio" e suscitò la sua "irritazione" il fatto che venivano attribuite ad "anonimi inquirenti della procura di Roma" affermazioni secondo cui in Vaticano c'era chi sapeva e taceva sulla vicenda. "Quando ho letto queste notizie avevo assunto l'incarico solo da due settimane. Il mio primo problema era affermare il principio del rispetto delle regole: la legge allora vigente prevedeva che rapporti con la stampa fossero tenuti solo dal procuratore della Repubblica o da uno suo delegato". A fronte di queste notizie quindi Pignatone ha riferito di aver chiesto informazioni a Capaldo che poi l'indomani gli rispose con "una nota". Capaldo non disse "nulla dell'incontro/incontri con esponenti vaticani – ha precisato – Volle tenermi all'oscuro di questi contatti, qualunque fosse il contenuto". "Io ho chiesto a Capaldo riguardo alle notizie di giornali e mi ha scritto una pagina e mezzo di risposta dove non ha detto dell'incontro con Giani e Alessandrini", ha precisato Pignatone rispondendo poi a una domanda del presidente e aggiungendo che ciò "viola un dovere elementare del magistrato rispetto al procuratore". Riguardo a questi incontri non sono "mai stato informato, li ho appresi dalle notizie giornalistiche", ha proseguito. —[email protected] (Web Info)