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Il buono fruttifero postale: un investimento sicuro e vantaggioso

Un investimento apprezzato dagli italiani

I buoni fruttiferi postali rappresentano da sempre una scelta di investimento molto apprezzata dagli italiani. Questi strumenti di risparmio offrono un rendimento interessante, unito a una tassazione agevolata, rendendoli particolarmente attraenti per chi desidera far fruttare i propri risparmi. A differenza degli investimenti tradizionali, che sono soggetti a una tassazione del 26%, i buoni fruttiferi postali beneficiano di un’imposta ridotta al 12,5%. Questo significa che, a parità di rendimento, il guadagno netto per l’investitore è significativamente maggiore.

Rendimento e tassazione: un confronto vantaggioso

Quando si parla di rendimenti, è fondamentale comprendere come la tassazione influisca sul guadagno finale. Ad esempio, un buono fruttifero che promette un rendimento lordo del 13% si traduce in un guadagno netto di circa l’11,375%. Questo dato evidenzia come, contrariamente a quanto si possa pensare, la tassazione non riduce drasticamente il rendimento, ma lo rende comunque molto interessante. Inoltre, i buoni fruttiferi postali sono considerati tra gli strumenti di risparmio più sicuri, garantiti dallo Stato, il che li rende una scelta prudente per chi desidera proteggere il proprio capitale.

La storia dei buoni fruttiferi postali

Negli anni ’80, i buoni fruttiferi postali erano un vero e proprio affare. In un contesto di inflazione crescente, i rendimenti dovevano necessariamente tenere il passo, e così la serie 18P offriva tassi superiori al 13% lordo annuo. Questi strumenti di risparmio erano presenti in quasi ogni famiglia, utilizzati per mettere da parte fondi per i figli o per garantire una pensione più serena. Oggi, molti di questi buoni sono ancora in circolazione, spesso dimenticati in cassetti o scatole, e possono ancora valere molto, a patto che non siano prescritti.

Scadenza e possibilità di rimborso

Ogni buono fruttifero ha una scadenza naturale, di solito dopo 20 o 30 anni, al termine della quale smette di generare interessi. Tuttavia, è importante sapere che dopo la scadenza inizia un periodo di prescrizione di 10 anni durante il quale è possibile riscuotere il capitale e gli interessi maturati. Anche se il buono risulta scaduto, in alcune circostanze è possibile richiedere un rimborso, specialmente se il risparmiatore non è stato adeguatamente informato delle condizioni. In questi casi, è consigliabile valutare un ricorso o avviare una richiesta formale, poiché il buono potrebbe ancora riservare sorprese.

Redazione

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